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Quando l’inquinamento atmosferico significa disuguaglianza sociale

Si tende a vedere l’inquinamento atmosferico come un fenomeno “democratico” che danneggia tutti senza differenze, in realtà c’è una forte disuguaglianza sociale. Respirare aria inquinata è più probabile se si vive in comunità povere ed emarginate.

Ecco la rivelazione, tutt’altro che sorprendente, di una ricerca dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Il 90% dei morti causati dall’inquinamento dell’aria è nei Paesi a basso e medio reddito.

Inoltre, sono i Paesi ricchi ad avere l’impatto maggiore sulla qualità dell’aria. I ricchi inquinano e i poveri respirano aria più sporca e si ammalano.

Anche nell’ambito dei cambiamenti climatici, i Paesi che producono le più grandi quantità di gas serra sono anche quelli che ne subiscono meno le conseguenze.

I dati dell’OMS mostrano che dei 36 Paesi con emissioni più elevate ben 20 sono tra quelli meno vulnerabili al riscaldamento climatico.

In questo modo, l’inquinamento atmosferico si lega strettamente alla disuguaglianza sociale. Come spesso accade sono i poveri a subire gli effetti collaterali di un’economia basata sul consumo sconsiderato.

Le ragioni di ciò sono facili da individuare e sono legate alla ghettizzazione delle comunità a basso reddito e alla difficoltà di accesso a fonti di energia pulite ed efficienti.

Chi respira l’aria inquinata

Nei Paesi dell’Africa subsahariana, ad esempio, l’accesso all’aria pulita è fortemente influenzato dal reddito. Case poco ventilate e l’utilizzo di combustibili solidi (come legno e carbone) per cucinare, scaldare e illuminare obbligano le persone a respirare aria nociva.

L’esposizione al particolato generato dalla combustione è quindi responsabile di molti problemi di salute come polmonite, malattie cardiache, ictus e cancro.

Sarebbe un errore, però, pensare che condizioni di vita così pericolose si trovino solo in Africa.

Gli Stati Uniti d’America, una delle prime potenze economiche al mondo, sono un Paese diviso da profonde disuguaglianze tra classi di reddito e tra etnie diverse.

Anche per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, c’è una profonda spaccatura tra le comunità benestanti, in gran parte responsabili dell’aria inquinata, e le comunità povere che la subiscono.

Secondo la ricerca dell’OMS, infatti, i bianchi americani subiscono l’inquinamento il 17% in meno rispetto ai loro consumi, mentre afroamericani e ispanici devono sopportare rispettivamente il 56% e il 63% di inquinanti in più.

La spiegazione? Molto probabilmente questa disuguaglianza è dovuta alla segregazione etnica di queste comunità e alla concentrazione di industrie nelle zone più povere del Paese.

Come nella regione tra New Orleans e Baton Rouge (Louisiana), soprannominata “Cancer alley”, in cui sono attivi molti impianti petrolchimici altamente inquinanti e il tasso di tumori è così preoccupante da aver indotto la popolazione a fondare un movimento di protesta.

Anche in Europa ci sono esempi di disuguaglianza sociale legata all’inquinamento atmosferico. Nella regione dei Paesi Baschi spagnoli, i quartieri a basso reddito hanno 6 volte la probabilità di trovarsi vicino a impianti inquinanti rispetto a quelli ad alto reddito.

A livello europeo a fare la differenza sono la mancanza di aree verdi, le condizioni dei vicini e l’inquinamento dell’aria. Questi fattori sono causa del 20% delle disparità sanitarie in Europa.

Se l’aria pulita diventa un lusso

Che cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? L’aria pulita potrebbe davvero diventare scarsa e quindi ad appannaggio delle sole classi ad alto reddito?

Per quanto questo scenario possa apparire apocalittico e irrealistico, rappresenta una minaccia da prendere estremamente sul serio.

Il riscaldamento globale non accenna a rallentare e i governi continuano a rimandare la riduzione delle emissioni di CO2. L’esempio più recente è il deludente G20 di Napoli.

Allo stesso tempo, sembra che i cittadini non abbiano ancora preso coscienza dell’impatto ambientale delle loro scelte quotidiane.

Ci aspetta un futuro in cui risorse come aria e acqua potrebbero diventare le nuove valute globali. E uno scenario del genere comprenderebbe guerre civili, carestie ed emigrazioni di massa.

Agire ora, contro l’inquinamento dell’aria (e non solo) e le disuguaglianze sociali è l’unica via per garantire ai noi stessi e alle nuove generazioni un pianeta sano e ricco.

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