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Gas russo, possiamo tagliare il 30% delle importazioni

La dipendenza dal gas russo dell’Europa è ormai insostenibile, visti gli ultimi eventi e la vertiginosa impennata dei prezzi. Ad oggi, ben il 41.1% del gas importato dalla UE proviene proprio dal Paese governato da Vladimir Putin: più del doppio del volume importato dalla Norvegia (16.2%), seguita da Algeria (7.6%) e Qatar (5.2%).

A livello economico, il gas russo comporta per l’Europa un costo di 7-8 miliardi di euro l’anno. Si tratta di cifre importanti che danno un’idea dell’urgenza di trovare alternative affidabili per ridurre la dipendenza dal gas russo della UE.

La proposta di una strategia in 10 punti per raggiungere questo obbiettivo è arrivata dalla AIE (Agenzia internazionale dell’energia) in un recente documento (“A 10-Point Plan to Reduce the European Union’s Reliance on Russian Natural Gas”). Dieci mosse che dovrebbero traghettare la UE fuori dalla crisi energetica tagliando del 30% le importazioni di gas dalla Russia e permetterci di guardare al futuro.

Non stipulare nuovi contratti con la Russia 

Con i contratti in vigore attualmente, i Paesi UE hanno toccato una media 380 milioni di metri cubi di gas russo al giorno, che diventano circa 140 miliardi di metri cubi ogni anno. Oltre a questo, dalla Russia importiamo anche 15 miliardi di metri cubi di GNL (gas naturale liquefatto) all’anno, che fanno salire a 155 miliardi di metri cubi il totale del gas importato.

Il primo passo per emanciparsi dalla Russia, afferma la AIE, è lasciar scadere questi contratti e non rinnovarli più.

Trovare forniture di gas alternative

Sarà poi fondamentale stipulare accordi con altri fornitori puntando soprattutto sul GNL e diminuire la dipendenza dal gas russo. Secondo AIE, già a partire dal prossimo anno la UE potrebbe importare circa 30 miliardi di metri cubi di gas aggiuntivi da altri Paesi.

Incrementare gli stoccaggi

Riempire i depositi di gas di riserva deve essere una priorità affinché sia possibile affrontare più agevolmente le fluttuazioni dei prezzi, oltre all’incremento della domanda e in caso di tensioni politiche come quelle che stiamo vivendo. È fondamentale che i depositi siano pieni dal primo ottobre 2022, anche impiegando il meccanismo della ri-iniezione del gas. L’obbiettivo è stoccare almeno 18 miliardi di metri cubi in più del 2021.

Potenziare le energie rinnovabili

Le fonti di energia rinnovabili sono in grande crescita e potrebbero essere decisive per fare a meno del gas importato dalla Russia. Nel 2022, infatti, è prevista una crescita da record della capacità rinnovabile installata (impianti fotovoltaici ed eolici). Parliamo di 100 TWh (+15% rispetto al 2021) che potrebbero anche salire a 120 TWh, a patto che i governi si impegni a semplificare le procedure amministrative di autorizzazione.

Inoltre, segnala AIE, l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti con l’ausilio di un programma di incentivi (al 20% dei costi, investimento da 3 miliardi) potrebbe garantire altri 15 TWh.

Tutto ciò si tradurrebbe in un contributo complessivo delle rinnovabili di 35 TWh in un anno, che permetterebbero di tagliare le importazioni di gas per 6 miliardi di metri cubi.

Rinviare le chiusure per manutenzione delle centrali nucleari e spingere sulle bioenergie

Nel 2021 molti reattori sono rimasti inattivi per la manutenzione programmata. La ripartenza di questi impianti nel 2022, con l’apporto del nuovo reattore finlandese in completamento, garantirebbe 20 TWh aggiuntivi. Inoltre, rinviare le quattro chiusure per manutenzione in programma quest’anno farebbe risparmiare un miliardo di metri cubi di gas.

Anche le bioenergie potrebbero dare il loro contributi secondo AIE. Nel 2021 gli impianti nella UE hanno lavorato al 50% della capacità e se fossero portati a pieno regime potrebbero fornire 50 TWh.

In totale, tra nucleare e bioenergie, parliamo di 70 TWh che sostituirebbero 13 miliardi di metri cubi di metano.

Tassare i profitti extra dovuti ai rincari dell’energia

I rincari dei prezzi dell’energia hanno determinato un aumento dei profitti dei produttori di gas, carbone, nucleare, idroelettrico e rinnovabili: circa 200 miliardi di euro in più. Tassare temporaneamente questi profitti darebbe la possibilità ai Paesi europei di alleviare il peso dei rincari sulle bollette degli utenti.

Spingere le pompe di calore come alternativa alle caldaie a gas

La pompa di calore è una tecnologia che permette di risparmiare ma soprattutto di scaldare le abitazioni senza utilizzare il gas naturale. Sostituire le caldaie a gas con pompe di calore permetterebbe un risparmio di due miliardi di metri cubi di gas all’anno per il primo anno.

Migliorare l’efficienza energetica degli edifici

Il processo di efficientamento degli immobili è piuttosto lento (+1% annuo) ma basterebbe accelerare dello 0,7% per ottenere un risparmio di 1 miliardo di euro all’anno sulle bollette. Lo stesso discorso vale anche per le piccole medie imprese: accelerarne la riqualificazione energetica eviterebbe il consumo di 2 miliardi di metri cubi di gas.

Abbassare i riscaldamenti

La media della temperatura delle case europee è di 22 gradi. Troppo alta, se consideriamo che si può ottenere un ottimo comfort mantenendo il termostato intorno ai 19-20 gradi.

La AIE ha calcolato che ogni grado in meno determina un risparmio di 10 miliardi di metri cubi all’anno: un ottimo modo per contribuire in prima persona a diminuire la dipendenza dal gas russo.

Rendere il mercato elettrico più flessibile

Ovvero migliorare la connessione tra le varie fonti di energia, soprattutto tra energia elettrica e gas naturale, in modo tale da gestire meglio i picchi di domanda. Ciò comporterà maggiori investimenti nelle reti di distribuzione e una spinta all’elettrificazione dei consumi e all’impiego di accumulatori (batterie).

Facciamoci sentire boicottando tutti insieme il regime russo e la sua guerra in Ucraina: aderiamo allo STOP DELL’USO DEL GAS PER 1 GIORNO		</article>
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