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COP27, UE: target e politiche climatiche più ambiziose

La COP27, ventisettesima conferenza sul cambiamento climatico, si terrà a Sharm el-Sheikh, in Egitto, dal 6 al 18 novembre 2022. Lo scopo per il quale i rappresentanti dei Paesi di tutto il mondo si incontreranno sarà fissare (finalmente) obbiettivi climatici comuni che portino a una riduzione drastica delle emissioni di CO2.

La precedente conferenza, tenutasi l’anno scorso a Glasgow, si era rivelata l’ennesimo passaggio a vuoto. Non era stato trovato un accordo sul tema cruciale del phase-out (“eliminazione”) del carbone – termine sostituito nel testo finale dall’edulcorato phase-down (“riduzione progressiva”), sotto la pressione dell’India, e senza specificare date e modalità.

A un anno di distanza, pertanto ci troviamo (quasi) al punto di partenza ma, in aggiunta, in un contesto di crisi energetica e tensioni politiche internazionali come non si verificavano da molto tempo.

In questo contesto i 27 Paesi UE si apprestano ad approvare la bozza del mandato negoziale per la COP27 di Sharm el-Sheikh. Il documento, in versione provvisoria, contiene un deciso invito ad accelerare il processo di decarbonizzazione.

Gli obbiettivi della COP27

Dalla conferenza sul cambiamento climatico del prossimo novembre ci si aspetta una serie di accordi molto importanti:

  • revisione degli NDC (contributi nazionali determinati). I contributi consegnati al vertice del 2021 sono risultati inadeguati al perseguimento dell’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C.
  • obiettivi finanziari chiari su mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici e sul meccanismo Loss & Damage. In particolare, il completamento e l’avvio dei National Adaptation Plans (NAPs); lo stanziamento di fondi pubblici a sostegno delle misure di adattamento dei paesi in via di sviluppo; l’elaborazione di una definizione operativa di finanza per il clima; l’avvio di un dialogo costruttivo sui finanziamenti per il clima per il periodo successivo al 2025.

Il mandato negoziale UE

Nella bozza mandato negoziale UE per la COP27 troviamo un appello ai Paesi partecipanti affinché vengano presentati target e politiche climatiche ambiziosi. In particolare, il documento esorta i grandi inquinatori mondiali, che coincidono con le più forti economie del Pianeta, a rafforzare i propri obbiettivi ad oggi insufficienti.

Le negoziazioni della COP27 si preannunciano complesse. La stessa UE infatti deve fare i conti con Paesi del suo blocco che stanno facendo nuovamente ricorso a carbone e idrocarburi nel tentativo di far fronte alla profonda crisi energetica in atto. Inoltre, le posizioni pro-gas dei Paesi africani e le tensioni tra Cina e Stati Uniti sulla questione di Taiwan accrescono l’incertezza sui possibili esiti della conferenza.

Africa pro-gas e tensione Cina-USA i possibili ostacoli

Secondo un documento tecnico dell’Unione Africana visionato dal quotidiano The Guardian, i Paesi africani stanno concordando una posizione comune da portare alla COP27 con la quale sosterranno la necessità di investire sui combustibili fossili.

Crisi energetica, aumento della domanda di gas dall’Europa e aumento conseguente dei prezzi stanno spingendo i Paesi africani a espandere la produzione (ad es. Egitto, Nigeria, Algeria) o avviarla per la prima volta (ad es. Senegal, Mozambico, Mauritania). Difficile resistere all’opportunità di fare profitti extra per Paesi poveri o in via di sviluppo.

Inoltre, i Paesi africani intendono mettere il gas al centro della transizione energetica. Ma con 600 milioni di persone non hanno ancora accesso all’energia elettrica, di cui l’80% vive in zone isolate, il fotovoltaico rappresenterebbe la soluzione più pratica.

Ulteriore ostacolo alla negoziazione potrebbe rivelarsi la tensione tra le due maggiori potenze mondiali. È fondamentale che gli obbiettivi siano condivisi da Cina e Stati Uniti, in quanto rappresentanti delle economie più forti e inquinanti al mondo. (Ne abbiamo parlato in questo articolo).

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